#036 L’uso dei dialetti in Italia

Benvenuto ad un nuovo episodio del podcast di The Italian Coach. Il podcast che ti aiuta a imparare l’italiano in modo indipendente attraverso contenuti interessanti.

Oggi approfondiremo un argomento che molti di voi hanno richiesto ultimamente: L’uso dei dialetti in Italia. Con dialetti, in questo caso, si intende le lingue regionali o locali parlate in Italia.

Dopo la parte sui dialetti ti racconterò una nuova breve ridicola storia in due versioni. Così potrai imparare la grammatica senza studiare le regole.

Ottimo, ora mettiti comodo che iniziamo.

Partiamo subito con qualche dato ufficiale dell’ISTAT. L’ISTAT è l’istituto nazionale di statistica: Nel 2015 (duemilaquindici) il 46% (quarantasei percento) della popolazione si esprime in italiano in famiglia. Il 32% (trentadue percento) usa sia l’italiano che il dialetto. Il 14%, invece, usa soltanto il dialetto. Il resto della popolazione parla altre lingue.

Letti così, questi dati sembrano confermare che l’uso dei dialetti non sia più molto frequente in Italia. Infatti, già negli anni ’60 (sessanta) si diceva che i dialetti fossero destinati a morire.

Inoltre, ancora oggi continuano a resistere i pregiudizi. Parlare in dialetto è considerato da alcuni ancora come una cosa di cui vergognarsi. In molti pensano che parlare in dialetto significhi non essere colti o intelligenti.

Tuttavia, c’è un dato che dimostra che i dialetti sono tutt’altro che (non sono affatto) morti: A partire da fine anni ’80 (ottanta) la percentuale delle persone che parlano abitualmente sia l’italiano che il dialetto in famiglia è in crescita. Negli anni 2000 la percentuale si è stabilizzata intorno al 32% (trentadue percento).

Fonte immagine: https://altreconomia.it/

Quello che, invece, è in costante calo è l’uso esclusivo dei dialetti. In generale sono le persone più anziane che parlano soltanto il dialetto. Questa evoluzione rispecchia (rappresenta), ovviamente, il cambiamento generazionale e il progressivo miglioramento del livello di istruzione delle generazioni più giovani.

OK, questa era la situazione globale dell’uso dei dialetti in famiglia. Ora dedichiamoci, però, alle differenze geografiche.

In quali regioni italiane si parla di più l’italiano e in quali più il dialetto o entrambi? 

In generale l’uso prevalente (maggiore) o esclusivo dell’italiano è più diffuso nel Nord-ovest e al Centro. Le regioni in cui si parla per la maggior parte soltanto l’italiano sono, in ordine decrescente, la Toscana, la Liguria, la Lombardia, e il Lazio.

Al Sud, come per esempio in Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria e al Nord-est in Veneto e nella provincia di Trento il dialetto è ancora molto o, perlomeno, abbastanza vivo.

Come vedi ci sono ampie (grandi) differenze territoriali. E come abbiamo visto non è l’unico fattore che influisce sull’uso dei dialetti. Contano anche il livello di istruzione, l’età, la classe sociale ecc. Io, per esempio, pur essendo di origini lombarde e calabresi non parlo questi dialetti. Capisco soltanto alcune frasi e parole.

In ogni caso, i dialetti, spesso e volentieri dati per morti continuano a sopravvivere accanto all’italiano. Quella che, ovviamente, è e resterà la lingua nazionale. Tutto sommato l’interesse per i dialetti, anche tra i più giovani, sembra comunque in crescita.

Ascoltando delle conversazioni tra due persone dello stesso posto, si può spesso notare una mescolanza tra dialetto ed italiano. Il dialetto può essere considerato, in un certo senso, come la lingua delle emozioni. Molti, infatti, quando si arrabbiano iniziano ad imprecare in dialetto.

Credo che l’estinzione dei dialetti, o delle lingue locali, sarebbe una perdita immensa. Non solo dal punto di vista linguistico, ma soprattutto per una questione di identità.

A questo proposito voglio citare un’affermazione di Fabrizio De André (il celeberrimo cantautore genovese) che mi trova d’accordo (con cui sono d’accordo): “I dialetti sono idiomi non imposti dall’autorità, ma inventati dalle etnie che hanno avuto l’urgenza di comunicare […] Forse non è azzardato dire che le lingue locali assomigliano un po’ ai posti dove vengono parlate.”

Per concludere mi piacerebbe sapere da te: Com’è la situazione con i dialetti o le lingue locali nel tuo paese? Tu parli un dialetto? Fammi sapere nei commenti sul mio sito o su YouTube.

Se vuoi sapere quali lingue o dialetti vengono parlati in Italia, ti consiglio di ascoltare anche l’episodio numero 27 (ventisette) del podcast: Le lingue d’Italia.


Una storia – Diversi punti di vista

Ora passiamo ad una buffa (ridicola) storia per migliorare la grammatica. Userò la tecnica del punto di vista. Questa tecnica ti aiuterà ad imparare aspetti grammaticali senza fare esercizi noiosi e senza imparare a memoria le regole.

Ti racconterò la stessa storia due volte. La seconda volta, però, cambierò il punto di vista grammaticale.

Pronto? Iniziamo!

Al passato in terza persona

Per Mario andare a trovare i genitori di sua moglie Francesca è sempre stata una tortura. Andava d’accordo sia con la madre che con il padre di lei, ma aveva un grande problema: Non riusciva a comunicare direttamente con loro. Mario, infatti, da milanese parlava soltanto l’italiano e la famiglia della moglie sapeva solo il dialetto di Caserta in Campania.  

Durante i pranzi e le cene Mario si sedeva accanto a sua moglie, ma non poteva mai partecipare attivamente alle conversazioni. La povera Francesca doveva tradurre praticamente ogni frase.  

Così un bel giorno, Francesca, stufa della situazione, ha cercato e trovato una soluzione, diciamo, insolita: Un pappagallo bilingue che traduceva in tempo reale tutte le frasi dall’italiano al dialetto e viceversa.

Adesso sentirai la stessa storia, ma da un punto di vista ipotetico. Immaginati che sia qualcosa che potrebbe succedere.

Al condizionale in terza persona  

Per Mario andare a trovare i genitori di sua moglie Francesca sarebbe sempre una tortura. Andrebbe d’accordo sia con la madre che con il padre di lei, ma avrebbe un grande problema: Non riuscirebbe a comunicare direttamente con loro. Mario, infatti, da milanese parlerebbe soltanto l’italiano e la famiglia della moglie saprebbe solo il dialetto di Caserta in Campania. 

Durante i pranzi e le cene Mario si siederebbe accanto a sua moglie, ma non potrebbe mai partecipare attivamente alle conversazioni. La povera Francesca dovrebbe tradurre praticamente ogni frase. 

Un bel giorno, Francesca, stufa della situazione, cercherebbe e troverebbe una soluzione, diciamo, insolita. Un pappagallo bilingue che tradurrebbe in tempo reale tutte le frasi dall’italiano al dialetto e viceversa.

Speriamo che il pappagallo venga pagato sufficientemente per il suo lavoro come interprete. Sono certo che le sue traduzioni sono più precise rispetto a Google Translate.

Ti consiglio di ascoltare questa bizzarra breve storia diverse volte per notare e interiorizzare sempre di più la differenza dei verbi.

Se hai delle domande, dei suggerimenti o se vuoi semplicemente salutarmi, puoi scrivermi a ciao@italiancoach.net. Sarò felice di leggere il tuo messaggio.

L’episodio finisce qui. Se ti piace il mio podcast, condividilo con tutti i tuoi amici che imparano l’italiano.

Ci sentiamo presto.

Scarica qui la trascrizione in PDF.

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17 Gennaio 2020

2 comments

Grazie a te per questa altra bellissima puntata.
Nel mio paese (Brasile) la lingua ufficiale è il portoghese ma ci sono parlate anche altre lingue come ad esempio il tedesco e l’italiano in specifici luoghi dove è stato anni fa l’ arrivo del emigrati . Oltre a quelli
molte altre lingue sono parlate dagli indigeni.

Grazie a te per avere condiviso la situazione nel tuo paese. Immagino che ci siano molti dialetti diversi parlati dagli indigeni. In Italia quasi ogni paese ha il proprio dialetto. E anche dove vivo (Liechtenstein), uno stato di appena 38.000 abitanti, in ogni paese e villaggio puoi sentire un dialetto diverso. 🙂

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